Al via il percorso di Battiti: focus sull’impatto

È iniziata il 20 Settembre, presso la sede centrale di Emil Banca, la prima edizione di Battiti, il percorso di incubazione e accelerazione per start up ad alto impatto sociale pronte a testare i propri prodotti o servizi sul mercato, basato su una logica collaborativa di sostegno alla nuova impresa.

Per i 4 team selezionati è previsto un accompagnamento della durata di 6 mesi con l’obiettivo di far entrare il prodotto o servizio sul mercato. Al percorso parteciperanno anche i dipendenti di Emil Banca: un’occasione per poter offrire alle realtà partecipanti un riferimento territoriale.

Il percorso è pensato con incontri di mezza giornata itineranti nelle città di provenienza delle start up, workshop e mentor’s evening per poter validare le ipotesi che emergeranno nel tempo. Tra un incontro plenario e l’altro i tutor Nicoletta Tranquillo [Kilowatt] e Gaspare Caliri [Kilowatt] offriranno formazione one-to-one per lavorare su problemi e dubbi. Nicoletta e Gaspare saranno affiancati da Matteo Boccia [Make a Cube].

Al termine, previsto per fine febbraio, Emil Banca valuterà se e su quali realtà investire.

Nicoletta [Kilowatt] ha dunque introdotto i tre temi trasversali del percorso: lean start up, impatto e community organizing, per capire che cambiamento si vuole generare e con chi e, attraverso una prototipazione con la propria community di riferimento, verificarlo.

La metodologia della lean start up, ha spiegato Matteo [Make a Cube] consiste nel comprendere il bisogno di mercato, validare l’ampiezza del bisogno e costruire versioni migliorative del prodotto o servizio per capire se quest’ultimo è centrato. In altri termini, consente di capire se un bisogno non è solo latente ma anche manifesto e sviluppare il prodotto in linea con aspettative dei propri clienti. Si tratta di una metodologia trasversale, che trova applicazione in qualsiasi cosa relativa a una relazione tra soggetti (prodotto, servizio o programma).

A questo punto i gruppi sono chiamati a presentarsi attraverso una cross-interview, in cui ogni realtà partecipante ne spiega un’altra, dopo averla sottoposta a una piccola intervista. Un esercizio importante, ha sottolineato Gaspare [Kilowatt], per far emergere quello che è dato per scontato, per vedersi dall’esterno, vedere cosa non arriva in prima battuta all’altra persona.

Nello stesso momento, al gruppo dei dipendenti di Emil Banca è stato introdotto lo strumento di osservazione che useranno durante il percorso: un diario in cui appuntare osservazioni e riflessioni che sorgeranno nei diversi incontri.

Dopo la presentazione incrociata dei team, Nicoletta [Kilowatt] è entrata nel cuore della prima lezione a proposito di teoria e strumenti per la progettazione a impatto. I temi toccati (che troverete nel dettaglio nelle slide allegate) raccontano l’impatto come strumento trategico di narrazione, allineamento sugli obiettivi, apprendimento e come occasione di accesso ai capitali. L’impact investing, nello specifico, è quell’approccio della finanza che considera l’impatto come cuore dell’investimento, non più come accessorio. L’impatto di un progetto, affinché venga finanziato, deve essere intenzionale, misurabile, addizionale.

Ragionare in termini di impatto è un modo per fare innovazione, pensare a che cambiamento si vuole generare; aiuta a guardarsi da fuori, nel lungo periodo, non focalizzandosi su cosa esiste già per farlo meglio, ma ripartendo da un problema a cui si vuole dare una risposta, perché ci potrebbero essere delle strade che nessuno ha mai battuto.

Il punto di vista di Kilowatt sull’impatto, ha continuato Nicoletta [Kilowatt] in riferimento alla teoria del cambiamento, parte dalla convinzione che il cambiamento non può essere realizzato da soli, e per questo deve necessariamente servirsi di competenze relazionali, provenienti dall’arte relazionale, dall’approccio di community organising, dall’emersione di leadership distribuite.

L’impatto è il cambiamento di lungo periodo nelle condizioni delle persone o nell’ambiente che l’intervento di un progetto ha contribuito a realizzare.

L’attenzione si sposta dai risultati ai cambiamenti generati.

Avvicinandosi alla conclusione del pomeriggio, i partecipanti hanno iniziato a lavorare sulla propria Impact Vision. La vision è il cambiamento che si vuole generare; essa deve essere chiara, avvincente, lontana dalla zona di comfort, deve ispirare, essere ricordabile e disponibile, non irraggiungibile.

Prima di concludere, è stato introdotto il secondo strumento: la mappa dei pubblici. Questo strumento è una spirale, forma generativa che si allarga, cresce, non è statica. Ogni livello della spirale identifica un livello di coinvolgimento diverso. Dal più esterno: informare, al più interno: gestire. I team dovranno identificare i propri pubblici e inserirli nella spirale.

Prima del prossimo appuntamento del 3 Ottobre, i team dovranno rivedere la propria impact vision, iniziare a validarla esternamente tramite colloqui e interviste e iniziare a compilare la mappa dei pubblici, in previsione dei colloqui individuali.

Alle 18 è iniziato l’evento allargato a tutti i dipendenti di Emil Banca, con i relatori Matteo Bartolomeo [Avanzi; Make a Cube] e Stefano Daelli [Futureberry].

Dopo i saluti del Direttore Generale di Emil Banca, Daniele Ravaglia e la presentazione del percorso a cura di Nicoletta Tranquillo [Kilowatt], è intervenuto Matteo Bartolomeo, amministratore delegato di Make a Cube.

Matteo Bartolomeo, attraverso il racconto della sua esperienza diretta di imprenditore e mentor di startup, ha spiegato come i valori condivisi siano il collante di una qualsiasi organizzazione, e come la ricerca di senso sia il motore di qualsiasi azienda davvero interessante. La ricerca di senso, però, ha a che vedere con la sfera individuale; diventa impatto nel momento in cui ha una proiezione sugli altri, un allineamento con il beneficio per una comunità.

Per le organizzazioni che si affacciano al mercato il tema centrale è l’intenzionalità, ossia il modo in cui vengono organizzati i fattori di produzione. Il viaggio che compie una start up è molto tortuoso. In questo viaggio quello che capiterà spesso è la gestione dei dilemmi: è solo grazie all’intenzionalità che si riesce a scegliere.

Oggi, ha continuato Matteo Bartolomeo, non c’è un problema di liquidità: è molta quella da investire nell’impatto e pochissime sono le realtà pronte a ricevere questi investimenti.  Nonostante la maggioranza degli investitori tenda a rimanere legata al semplice rendimento economico dell’investimento, si sta affermando uno schema di impact investing come modello più generativo di un semplice modello di finanza, poiché porta con sé non solo denaro, ma anche valori e relazioni.

La sfida per le start up oggi è codificare il proprio senso e rileggerlo per capire cosa è stato fatto per andare incontro a quel senso.

Stefano Daelli [Futureberry] ha infine parlato del rapporto tra community e organizzazioni. Cosa definisce una community? Parlare di vicinanza geografica o di scopi comuni oggi sembra essere riduttivo: una community è un gruppo con un’identità e valori comuni, che tengono l’una l’altra.

Per interagire con una community, ha spiegato Stefano Daelli, possiamo seguire il modello

CAP: creare, abilitare, partecipare

1.creare: intercettare un bisogno latente e creare community incorporando i propri scopi nella community (es: square roots)

2.abilitare: diventare supporto di community esistente (es: selfridges; ifixit)

3.partecipare: diventare membro della community (es: lego; gucci)

Interagire con una community è necessario, non è più una scelta ma una strategia di sopravvivenza.

Da dove partire?

 

  • Il perché prima del cosa
  • Ascoltare e rappresentare invece che guidare/orientare le community, in modo da generare l’empatia necessaria
  • Essere coerenti al contesto piuttosto che coerenti in sé
  • Veloci piuttosto che alla ricerca di stabilità.

 

Il prossimo appuntamento si terrà il 3 Ottobre e si focalizzerà sul community organizing, sulle modalità di coinvolgimento dei propri pubblici di riferimento per costruire con loro un percorso di validazione di prodotto o servizio.

Di seguito, le slide del primo incontro:

BATTITI_I incontro