Impatto e cultura: una serie di articoli su cheFare

«Con la fine del Seicento si assiste ad un orientamento filosofico che svaluta il valore del qualitativo a favore del quantitativo. Il fatto che Galileo, Boyle e Locke, considerino le proprietà quantitative effettivamente reali e quelle qualitative, come, per esempio, i colori, i suoni, i sapori, ecc., come soggettive, è indice di tutta una visione del mondo nella quale viene considerato come reale soltanto ciò che è misurabile con certi strumenti. Alla svalutazione delle qualità, considerate come puramente soggettive, si aggiunge la grande sintesi di Newton, nella quale praticamente il quantitativo diventa ciò che è spiegabile secondo un modello meccanico»

Enzo Paci, Tempo e Relazione, Il Saggiatore 1900

 

A partire da Gennaio 2020, su incarico dell’Amministrazione locale della città di Bologna, abbiamo curato il percorso di ​​confronto con le organizzazioni culturali convenzionate – ossia sostenute dal Dipartimento Cultura e promozione della Città del Comune di Bologna tramite finanziamenti pluriennali – ai fini della costruzione di un sistema di valutazione di impatto della cultura in città, a partire dalla definizione di una visione strategica condivisa che sia vocazione e guida per il futuro di tutto l’ecosistema culturale a Bologna. L’impostazione del sistema di valutazione costruito per l’ecosistema culturale di Bologna si fonda su un ampio lavoro di ricerca che ha inteso problematizzare e approfondire le più diffuse pratiche valutative che interpretano il significato del valore culturale, nell’intento di proporre nuovi modi per comprenderne gli effetti generati, ossia gli impatti. Ne è emerso che, troppo spesso, nei modelli di valutazione esistenti la qualità dell’esperienza diretta che le persone vivono quando entrano in contatto con la cultura passa in secondo piano rispetto agli impatti generati in altri ambiti, quali ad esempio l’economia, l’inclusione sociale, lo sviluppo delle città o la salute pubblica. In altre parole, la valutazione di impatto sociale rischia di proporre una visione strumentale della cultura e mancano strumenti capaci di mettere in luce le modalità in cui l’esperienza artistica si relaziona con aspetti strettamente qualitativi, relativi alla sfera individuale, quali la riflessività, l’empatia e l’immaginazione, la capacità di leggere la contemporaneità senza abbandonarsi a riduzionismi. L’implementazione del progetto ha voluto affrontare queste criticità, con l’ambizione di sottrarre le pratiche di valutazione della cultura alla dominanza del sociale e ri-contestualizzarle, in maniera non standardizzante, in base alle esigenze e alle peculiarità del settore culturale, per costruire una visione – e un processo di valutazione – capaci di rispettare il valore più intrinseco della produzione artistica.

Abbiamo portato avanti queste riflessioni in altre occasioni progettuali rilevanti nel nostro percorso professionale: prima fra tutte con il Settore Biblioteche e Welfare Culturale del Comune di Bologna nell’ambito di un percorso di valutazione di impatto e pianificazione strategica del cambiamento positivo di lungo periodo che il sistema di promozione alla conoscenza e alla lettura intende generare nel contesto bolognese, costruendo indicatori per guidare la raccolta di dati quantitativi e qualitativi che aiutino a raccontare il valore generato dalla lettura in città. A gennaio 2023, inoltre, abbiamo iniziato un percorso anche con l’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia autonoma di Bolzano per sperimentare nei territori dell’Alto Adige la valutazione di impatto come strumento di innovazione delle politiche pubbliche nel settore culturale. Infine, abbiamo accompagnato il Collettivo Amigdala (Modena) nell’ambito di Periferico Festival dove abbiamo sperimentato la combinazione di due approcci – valutazione di impatto (come strumento di pianificazione strategica) e indagine etnografica con metodo costruttivista – per elaborare strumenti di confronto con i pubblici culturali capaci di raccontare da un punto di vista qualitativo e di senso gli effetti della fruizione artistica: ne è nato un report di racconto consultabile qui. 

L’esplorazione dei temi che ci siamo trovati ad affrontare sulla relazione tra impatto e cultura è inesauribile: per questo abbiamo deciso di sviscerare, attraverso dei dialoghi che sono diventati una serie di articoli, quei nervi scoperti che allargano le possibilità di riflessione sul significato e il ruolo dell’arte nella società contemporanea: abbiamo voluto raccontare da che parte stiamo. Così, abbiamo proposto a quattro esperti – portatori di un punto di vista laterali sulle questioni che ci stavano a cuore – uno scambio maieutico per farne emergere una narrazione corale. 

Siamo partiti dalla parola “valutazione” e dal suo significato: con il semiologo Francesco Marsciani abbiamo provato a leggerla con il senso di “dare valore”, non come giudizio ma come emersione dei valori in gioco in un campo valoriale, appunto, a partire da un approccio costruttivista.

Poi abbiamo proseguito con l’economista della cultura Paola Dubini: qui – riprendendo il filo della letteratura esistente su impatto e cultura che abbiamo ampiamente approfondito – ci siamo domandate quale sia l’equilibrio, nelle politiche pubbliche culturali, tra una visione strategica sulla capacità trasformativa della cultura (accompagnata da uno strumento che renda osservabile il percorso in quella direzione) e la capacità di accogliere, o forse ancor più, abilitare l’inatteso. 

Infine, abbiamo chiuso (anche se non la consideriamo una chiusura, ma piuttosto un’ulteriore apertura) insieme a Bertram Niessen (direttore scientifico di cheFare) e Daniele Gasparinetti (di Xing), andando al cuore della questione: quale può dunque essere lo spazio del cosiddetto valore intrinseco (all’interno di una dicotomia imperfetta che vede il valore strumentale nell’altra polarità) dell’arte e della cultura nella pianificazione e valutazione d’impatto?