Lean startup e validazione: il terzo incontro di Battiti

Il 22 Ottobre, presso il Consorzio Factory Grisù, a Ferrara, si è tenuto il terzo incontro di Battiti. Come per il secondo incontro, i gruppi hanno iniziato con una revisione del lavoro svolto fino ad ora sul community organizing e benchmarking con i loro tutor.

Matteo Boccia [Make a Cube] ha introdotto i temi della giornata:  Lean Startup e Validazione, ossia come iniziare a organizzare un servizio in maniera leggera. La metodologia lean nasce nel mondo manifatturiero, quale modalità attraverso cui tagliare ogni forma di spreco per rendere efficiente la macchina di valore della produzione. Per una startup oggi la creazione di valore non avviene più in fabbrica; in ogni caso, nel lean startup si conserva l’importanza di ridurre gli sprechi e non perdere una risorsa preziosa: il tempo.

L’elemento fondamentale di una startup è l’incertezza legata al futuro. All’inizio è importante focalizzare le cose rilevanti. L’approccio lean è proprio questo: identificare un poco alla volta gli elementi qualificanti del proprio progetto e verificare che siano veri per il target, spostando l’attenzione dall’ottimizzazione tecnica allo sviluppo dei clienti.

Per far questo, è fondamentale un continuo co-design con la comunità per il miglioramento del prodotto o servizio. Solo in questo modo si ha la certezza che il servizio o il prodotto  risponda al bisogno per cui è stato creato. È un meccanismo, ha spiegato Nicoletta Tranquillo [Kilowatt] che fa sì che la proposta di valore sia percepita così come è stata immaginata.

La ragione principale per cui startup falliscono, ha continuato Matteo, è non aver costruito una proposta di valore rilevante per qualcuno, aver fatto poco sforzo empatico del bisogno delle persone. È quindi fondamentale validare le ipotesi alla base del proprio progetto, sottoponendole a una verifica empirica. Altrimenti, il rischio è quello di sprecare tempo a costruire una proposta di valore su un bisogno proprio ma che non esiste nella community di riferimento.
La metodologia lean porta nei progetti l’approccio della validazione scientifica, ma senza il  contesto di perfetta razionalità delle leggi che muovono la scienza. Tutto ciò va quindi fatto diverse volte, per poter capire il bisogno, il mercato, i propri clienti. Ma non in senso cartesiano, ha sottolineato Gaspare Caliri [Kilowatt]: non bisogna fare esperimenti alla ricerca di una conferma dell’ipotesi di partenza ma, secondo l’approccio tipico della falsificazione popperiana, si deve tentare di metterle in discussione in ogni modo. Solo cercando di confutare un’ipotesi, infatti, si riesce ad individuare l’errore e correggerlo.

Il modello da validare, ha poi ripreso Matteo [Make a Cube], è il modello di business, per il quale è opportuno porsi queste domande

  • Chi sono i segmenti a cui rivolgersi
  • Quali sono i bisogni, i problemi
  • In che modo la soluzione perfetta deve risolvere i problemi
  • Qual è la proposta di valore
  • Quali sono gli indicatori per valutare i propri servizi

Gli indicatori, ha aggiunto Nicoletta [Kilowatt] sono fondamentali perchè è comune che per il proprio progetto si tenda a sopravvalutare i commenti positivi; per non perdere la bussola è dunque importante darsi obiettivi concreti.
In questo modo,  si capiscono quali sono i rischi concreti del progetto, cosa è in dubbio.
Esistono 3 tipi di rischi:

  • customer risk: non aver centrato il target
  • product risk: non aver capito la configurazione del sistema che mi permette di rispondere al bisogno
  • market risk:  la non esistenza di un mercato in cui posizionarsi in maniera credibile

Infine Matteo ha introdotto le prime due fasi che compongono la metodologia lean, la comprensione (problem setting) e la validazione del problema .
Nella fase iniziale di un progetto, non si sviluppa un prodotto o servizio per accontentare tutti, bisogna invece capire per quale fascia del mercato far parte del percorso di progettazione è un valore. Il prodotto deve rispondere bene ai bisogni di una nicchia ben profilata, in modo che dopo possa crescere. Questa nicchia è composta dagli early adopters, ossia quelle persone che:

  • hanno consapevolezza del problema
  • stanno già provando a risolvere quel problema
  • hanno trovato soluzioni poco soddisfacenti
  • hanno un budget già allocato per  la soluzione di quel problema

Come ogni progetto, anche una startup si interfaccia con dei vincoli di progettazione, che derivano dai problemi e dai bisogni delle persone con cui ci si interfaccia. Per capire questi vincoli bisogna parlare direttamente con le persone attraverso interviste individuali.

Il terzo incontro di Battiti si è concluso con la presentazione della struttura tipo di un’intervista individuale e dei modi in cui tenerla. Le startup partecipanti hanno quindi iniziato a lavorare sulle interviste che terranno in previsione del prossimo appuntamento plenario.

Il prossimo incontro si svolgerà il 7 Novembre a Bologna, e consisterà in un workshop della durata di una giornata sulla prototipazione del servizio. Per l’occasione, le startup saranno affiancate da dei mentor esterni.