L’impatto: intervista a Solletico | Battiti 2019

Lo scorso 19 novembre è iniziato Battiti, il percorso di accelerazione rivolto a start up ad alto impatto sociale e ambientale promosso da Emil Banca e realizzato con il contributo tecnico di Kilowatt

QUI vi abbiamo raccontato la seconda edizione e i suoi protagonisti.

Il filo conduttore di tutto il percorso è l’impatto, inteso come il cambiamento di lungo periodo nelle condizioni delle persone o nell’ambiente, positivo e intenzionale, che l’intervento di un progetto ha contribuito a realizzare. 

Uno degli obiettivi di Battiti è, infatti, consentire ai partecipanti di comprendere a pieno il miglioramento che vogliono generare nella società e, attraverso il coinvolgimento della propria community di riferimento, verificarlo in maniera agile.

Per far ciò, occorre ripartire dal proprio modello di business e ragionare in termini di impatto, ossia progettare mettendo al centro il cambiamento da realizzare. Questo approccio aiuta a guardarsi da fuori, nel lungo periodo, non focalizzandosi su cosa esiste già per farlo meglio, ma ripartendo da un problema a cui si vuole dare una risposta.

Il primo passo in questa direzione è definire una visione di cambiamento [impact vision] in grado di ispirare e mobilitare all’azione. Si tratta della manifestazione del futuro verso cui si vuole andare, fortemente radicata nell’identità dell’organizzazione e improntata alla radicalità di immaginare qualcosa che non c’è ancora. 

Per approfondire e per entrare meglio nel tema dell’intenzionalità e della consapevolezza dell’impatto, abbiamo intervistato una delle start up partecipanti al percorso, in modo da scoprire qualcosa in più su di loro e su come questo approccio possa essere declinato nel loro progetto.

Iniziamo da Solletico, un team giovane, multidisciplinare e professionale che propone una nuova idea di Accoglienza nei contesti residenziali.

Qual è la cosa più interessante che avete capito del vostro progetto dopo il primo incontro del percorso?

Il nostro progetto si prefiggeva già degli obiettivi in termini di impatto e di cambiamento da generare, ma non lo avevamo mai reso esplicito. Il primo incontro del percorso ci ha aiutati a riflettere sul progetto che abbiamo intrapreso, ad adattarlo e presentarlo dal punto di vista dell’impatto che vogliamo generare. Ci ha aiutato anche a vederne i limiti ma soprattutto ci ha introdotto nella presa di coscienza delle varie fasi da affrontare. 

Ragionare in termini di impatto significa abbracciare una visione di lungo periodo. Come vi immaginate tra 5 anni? Che cambiamento volete generare e in che modo il vostro progetto ne prenderà parte?

Il nostro progetto a lungo termine è quello di aprire un villaggio sociale a contatto con la natura, inclusivo, aperto e accessibile. Tra 5 anni ci immaginiamo attivi nella cooperazione con persone che credono nella propria individualità come punto di forza e valore aggiunto; pronti ad accogliere individui di ogni età, cultura ed estrazione sociale per laboratori, progetti, attività di diverso genere. È proprio questo il cambiamento che ci proponiamo di generare: valorizzare l’individualità e renderla un punto di forza, trasformando ciò che potrebbe essere considerato “scarto sociale” in risorsa e arricchimento. Nel nostro progetto abbiamo come obiettivo quello non solo di proporre attività, progetti e laboratori inclusivi e rivolti a tutti, ma anche quello di offrire opportunità lavorative a persone che, altrimenti, non ne avrebbero. 

Descrivete in 3 parole i valori del vostro progetto

Inclusione, valorizzazione dell’unicità personale, eco-sostenibilità

***

Per informazioni: 
emilbanca.it/battiti
startup@emilbanca.it