“Se tutto è impatto, nulla è impatto”. Ma dove siamo realmente?

Questa frase è stata pronunciata da Mario Calderini, guru dell’impatto in Italia, il 24 novembre presso la sede del Sole24Ore dove veniva presentato l’Impact Outlook 2019 di Tiresia, davanti ad una platea gremita (per chi, come noi, aveva partecipato anche alla presentazione dell’anno precedente era evidente la crescita di interesse sul tema). 

Qualche giorno dopo, il 28 novembre presso le Serre dei Giardini Margherita, si è svolta la giornata dedicata all’impatto che abbiamo organizzato come Kilowatt. Una giornata piena e ricca di stimoli, costruita con 3 obiettivi principali.

  1. Raccogliere una comunità di pratiche a cui dar voce, per avviare insieme un percorso di consapevolezza, di studio e riflessione comune che possa portare il Terzo settore, inteso in termini ampi come previsto dalla Riforma, ad essere protagonista nel processo di diffusione della valutazione di impatto. Questo ruolo attivo è necessario per varie ragioni: la più importante, a nostro avviso, è quella di difendere gli spazi lasciati liberi dalle Linee guida sulla VIS pubblicate a settembre 2019, trasformando questo strumento in un asset chiave per la pianificazione strategica e il governo dell’organizzazione, e strapparlo invece ad un destino di accountability o monitoraggio nelle mani dei finanziatori o erogatori, che ne spegnerebbe qualsiasi spinta innovatrice. 
  2. Alzare il livello di cosapevolezza sul tema della VIS e avviare un percorso di confronto trasversale, che includa tutti i soggetti potenzialmente coinvolti nel processo di promozione culturale e tecnica di questi strumenti. Questa volontà nasceva da un’ipotesi, che l’incontro ha ampiamente validato: ossia la presenza di una grande disomogeneità di comprensione e  conoscenza del fenomeno, citato da molti partecipanti al workshop come attuale limite alla diffusione degli strumenti.
  3. Fare il primo gesto di condivisione, ossia presentare e mettere a disposizione il nostro bilancio di impatto dei primi 5 anni di Kilowatt alle Serre dei Giardini Margherita, un lavoro molto impegnativo, un esperimento, ma anche uno slancio di tutta l’organizzazione di ritrovarsi unita in una visione di impatto comune, che ci sappia restituire quello che abbiamo costruito e dove vogliamo andare.

Questi obiettivi sono stati esplosi e trattati ampiamente durante un workshop a porte chiuse ed un evento pubblico serale.  

Durante la giornata è emersa la volontà, ed il bisogno, di condividere, come una comunità di pratiche appunto, spazi e momenti di riflessione perchè il tema della valutazione di impatto possa procedere in direzioni veramente utili al settore e alle singole organizzazioni. 

I principali ambiti di riflessione raccolti, che potrebbero essere il centro di futuri momenti di approfondimento e confronto, sono stati:

  • quale metodologia e che strumenti sono più adatti alla valutazione di impatto? E’ da preferire uno standard oppure dobbiamo continuare a spingere, seguendo il solco delle Linee guida, su un approccio customizzabile e “sartoriale”. Entrambe le strade aprono opportunità e rivelano paure ataviche. Noi di Kilowatt non abbiamo mai, né in passato né oggi, nascosto la nostra convinzione che il valore stia proprio in un approccio (e in indicatori) diverso e scelto sulla base della realtà, del progetto e del contesto in cui si opera, fatti salvi criteri comuni. Un approccio che necessita consapevolezza e una strutturazione interna funzionale al consolidamento organizzativo, un approccio necessariamente attivo e non passivo. Per questo che ci piace!

 

  • C’è la necessità di promuovere forme di capacity building del settore.  La valutazione di impatto infatti è stata portata in Italia, e guidata fino ad oggi, da interessi prettamente finanziari ma la volontà del legislatore sembra ora spingere il confine in un’altra direzione, che è quella di un maggior protagonismo degli operatori sociali e culturali, invitando a progettare in modo nuovo, ad adottare questi strumenti e adattarli alla propria organizzazione. Il capacity building serve quindi al terzo settore per governare questo processo, ma anche alla PA, agli enti erogatori e alla  finanza perché contribuiscono a far crescere e non svuotare questo momentum

 

  • Appropriarsi e valorizzare la radicalità del proprio operato, poiché siamo coloro che possono contribuire al cambiamento di un sistema economico e di mercato fortemente estrattivo e che si alimenta dei problemi e dei bisogni che il Terzo settore è impegnato a risolvere. L’interiorizzazione della cultura della VIS è un passaggio importante di questa rivoluzione dolce, “promuovendo istanze trasformative volte a sovvertire i meccanismi di potere che impediscono lo sviluppo di una società libera ed eguale”. 

 

  • Come e quando scegliere tra indicatori qualitativi e quantitativi? Questa domanda nasce da un retaggio, molto radicato nel Terzo settore più tradizionale, e che deriva dalle richieste di rendicontazione e accountability tradizionalmente previste dagli enti erogatori che hanno sempre messo al centro dati quantitativi, e di risultato, lasciando poco spazio all’analisi qualitativa.

 

  • E infine un tema a cui possiamo già provare a dare qualche risposta, ossia cosa cercano i finanziatori dalle realtà “ad impatto”? Riprendendo l’Impact Outlook 2019 di Tiresia ciò che emerge è che l’83,3% dei fondi intervistati indica il modello di business come elemento di valutazione fondamentale; il 66,7% sostiene invece di valutare il bisogno sociale a cui l’organizzazione risponde, mentre (solo) il 30% cita le competenze manageriali del team. Da qui una prima considerazione sul fatto che ancora oggi l’intenzionalità dell’impatto è un criterio di screening ma non condizione sine qua non per investire. Forse la domanda allora è: ma nasce prima l’uovo o la gallina? Questa condizione è forse dettata dalla tradizionale fragilità del terzo settore e una bassa capacità di agire come modalità impact driven?

 

Dal workshop però sono emersi anche disallineamenti e la necessità di effettuare approfondimenti, che abbiamo deciso di riportare qui nella speranza che, come detto all’inizio, qualcun altro raccolga il testimone:

  • come rendere la VIS uno strumento di comunicazione (e identità aggiungiamo noi) efficace e strategico?
  • come estendere questi strumenti e questa visione del mercato anche ad altri settori?
  • quali rendimenti ad oggi, ma soprattutto quali reali strategie (e possibilità) di exit esistono per chi investe (o viene finanziato)?
  • come rendere la valutazione di impatto più economicamente sostenibile?
  • e, collegato alla domanda sopra, come promuovere un capacity building a tappeto del settore? 
  • Che ruolo può e deve avere la Pa in questo percorso?

 

Ma la giornata non si è chiusa con delle domande, ma piuttosto con delle proposte, di azione e di presa in carico, da parte di questo primo nucleo di comunità. 

La volontà forte e più condivisa è stata quella di diventare, e agire come, nodi di una rete nazionale, promotori di nuovi momenti di incontro anche a livello nazionale e non solo locale. Questo lavoro di tessitura di relazioni e di empowerment dal basso potrebbe essere la base per diffondere e condividere pratiche, casi di applicazione concreta della VIS, così da creare giurisprudenza e letteratura sul tema, rimanendo fedeli alla ratio della normativa e non cadendo nel rischio di burocratizzare o ingessare il processo, insito nella scelta di adottare standard imposti da fuori. 

Ma è emersa anche l’esigenza di coordinarsi per promuovere verso la PA la consapevolezza dell’importanza collettiva, e delle esternalità positive, collegate all’adozione di pratiche di social procurement, inserendo la triade (intenzionalità, misurabilità e addizionalità) come elemento premiante nei bandi. 

Una giornata piena che ha lasciato il segno, sicuramente in noi che l’abbiamo organizzata e coordinata,  e ci auguriamo anche nelle persone che hanno partecipato, in attesa di poter annunciare i prossimi passi!

Hanno contribuito alla riuscita della giornata e alle riflessioni che avete letto:

Oronzo Bellini – Open Group

Valerio Betti – Cob Social Innovation 

Matteo Boccia – Italia Non Profit

Giorgia Bonaga – Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

Graziana Bonvicini – Comune di Reggio Emilia

Teresa Carlone – Salvaiciclisti

Filippo Carnevali – Salvaiciclisti

Veronica Chiodo – Tiresia Politecnico di Milano 

Elisa Cionchetti – Polo9 

Cinzia Colantuoni – Polo9

Giancarlo Contaldi – Mille Piani 

Marilù d’Angelo – Attivista

Simone Del Vecchio –  AIRC

Vincenzo Di Maria – Commonground 

Dileo Donata – Quel posto che cerchi c’è

Felipe Goycoolea – Mille Piani

Roberta Franceschinelli – Fondazione Unipolis 

Nicoletta Levi – Comune di Reggio Emilia

Elena Bruna Marconi – Fondazione Carlo Enrico Giulini

Serena Miccolis – AICCON

Alice Molta – Impronta Etica

Alberto Montanari – Emilbanca

Elisa Paluan – Fondazione Unipolis 

Maria Parrella – Fondazione Giovanni Xxiii

Francesca Poloni – Quel posto che cerchi c’è

Valentina Romanin – Università Ca’foscari Venezia

Giuseppe Taffari – R&P Legal Studio Associato 

Stefania Turri – Euricse 

Franco Volpe – Confcooperative Habitat Nazionale

Elona Zhupa – La Fraternità 

Sara Zoni – Legacoop Abitanti