Valutazione d’Impatto e Business Plan: il sesto incontro di Battiti

Il 23 Gennaio, presso Le Serre dei Giardini Margherita a Bologna, si è tenuto l’ultimo incontro plenario di Battiti, il percorso di formazione e accelerazione di ecosistema promosso da Emil Banca con il contributo tecnico di Kilowatt.  

Dove eravamo rimasti? Avevamo lasciato le start up al lavoro sul loro test di mercato, dopo gli spunti e i commenti ricevuti in occasione della prima Mentors’ Evening. Vediamo a che punto sono:

  • Bio d’Op: hanno avviato la sperimentazione su fabbricadigitale e concluso con successo la campagna di Natale. Individuando la territorialità come punto di forza, stanno prendendo contatti con altre aziende del territorio per intraprendere altri test.
  • Cartiera: sono vicinissimi all’evento di presentazione alle aziende, che è il loro test per verificare la propria rete e convertire i contatti lato responsabilità sociale d’impresa in contatti marketing.
  • Mix: hanno coinvolto i musei per coinvolgere i loro visitatori attraverso focus group, durante i quali testare il funzionamento dell’applicazione ma soprattutto capire quali dati raccogliere dagli utenti stessi.

Dopo il confronto iniziale, fondamentale per ricevere feedback anche dalle altre realtà partecipanti in modo da poter cambiare il punto di vista sul proprio progetto – che, non smetteremo mai di ripeterlo, è un modo per far emergere quello che si sta dando per scontato – l’ultimo incontro plenario di Battiti entra nel vivo. Questi i temi: valutazione di impatto, piano dei conti e Business Plan.

Avevamo già parlato di impatto durante il primo incontro del percorso. Cosa vuol dire ragionare in termini di impatto? Significa focalizzarsi sul cambiamento che il progetto vuole generare. Con la compilazione della impact vision avevamo già iniziato all’inizio del percorso di BATTITI a ragionare in termini di cambiamento da generare. E’ arrivato il momento di capire come valutarlo.

Alla base di tutto c’è la Teoria del cambiamento: bisogna spostare il focus dai risultati raggiunti ai cambiamenti generati. Ragionare in termini di cambiamento – ha sottolineato Nicoletta [Kilowatt]-  aiuta a costruire un’identità e una comunicazione più forte, perchè basata sui valori e sull’intenzione di ciascuna realtà.

Ecco i 6 step della teoria del cambiamento:

    • Identificare gli obiettivi di lungo periodo: la impact vision;
    • Mappare i pubblici di riferimento per stabilire le relazioni nella produzione del valore: la mappa dei pubblici;
    • Distinguere tra i pubblici i clienti e i beneficiari:  i clienti sono quelli che sostengono il costo del servizio 
    • Identificare e collegare le condizioni abilitanti e i requisiti necessari a raggiungere gli impatti a ritroso
    • Costruire gli indicatori che misurano i risultati e gli impatti: in questo modo si riesce a valutare costantemente l’andamento del progetto/dell’agire
    • Costruire una narrativa che racconti i passaggi logici e valoriali dietro al processo

Come identificare e collegare le condizioni abilitanti e i requisiti necessari a raggiungere gli impatti? Attraverso la catena di produzione d’impatto, uno strumento su cui le start up hanno iniziato a lavorare già durante la formazione

Si inizia compilando la sezione relativa al cambiamento da generare e si ragiona a ritroso. Può essere usata come strumento di progettazione ancora prima che di valutazione. Aiuta a capire se tutto ciò che si sta facendo, se le attività che sono state messe in atto sono coerenti con il cambiamento che si vuole generare. Attenzione però! Mentre i risultati si vedono nell’arco di 2 anni – sono i cambiamenti di breve periodo-  gli impatti si verificano in un arco temporale di 6-7 anni. Il cambiamento, cioè, diviene visibile nel medio- lungo periodo.

Il fatto che le attività generino degli esiti – ha sottolineato Nicoletta – implica delle ipotesi (ad esempio: in caso di un evento le ipotesi di fondo sono che persone rispondano positivamente, che sia stato scelto il target giusto). E’ dunque molto importante fare emergere le ipotesi alla base!

La catena dell’impatto si compone di eventi che si concatenano: la parte relativa ai risultati e ai cambiamenti – l’ultima parte- è meno controllabile. Ma può comunque essere misurata. Nella progettazione ad impatto è importante accertarsi che la misurazione sia

  • pertinente: relativa a, e derivante dai risultati che sta misurando;
  • utile: nel soddisfare le esigenze dei soggetti interessati, sia interni che esterni;
  • semplice: per come la misurazione viene condotta e presentata;
  • naturale: derivante dal normale flusso di attività in direzione del risultato;
  • certa: per come la misurazione è ottenuta e per come è presentata;
  • compresa e accettata: da tutte le parti interessate coinvolte;
  • trasparente e bene enunciata: in modo tale che il metodo con cui la misurazione viene condotta e il modo in cui essa si riferisce ai servizi e risultati interessati siano chiari;
  • basata su delle prove: in modo che possa essere verificata, convalidata e sia da base per un continuo miglioramento.

Misurarsi aiuta a raccontare il progetto verso l’esterno ma è anche una bussola per capire come stanno andando avanti le iniziative. Per poterlo fare al meglio è necessario dotarsi di indicatori.

Un indicatore deve essere

  • quantificabile
  • pratico
  • direzionale
  • operativo

Quando si costruisce un indicatore bisogna tenere in considerazione quattro dimensioni: l’ampiezza dell’impatto generato – cioè quante persone sono coinvolte?; la profondità dell’impatto – quanto è cambiata la vita di una persona?  Il tempo di ritorno – entro quanto tempo si vedranno i risultati/cambiamenti? il tempo di ritorno non è una misura standard: è deciso dal team poiché varia molto da contesto e contesto; target – su chi impatta il cambiamento? da chi è riconosciuto.

La misurazione ad impatto si compone di strumenti quantitativi (proxy) e qualitativi (interviste, focus group). Non bisogna cadere nell’ansia di dover quantificare tutto, non si deve parlare per forza di grandi numeri: il racconto del cambiamento della vita di qualcuno è un indicatore di impatto molto più efficace di un numero.

Infine, tutti gli strumenti utilizzati durante il saranno utili per strutturare il Business Plan: uno strumento di dialogo con l’esterno, che racconta l’idea di impresa in modo qualitativo e quantitativo.

Il prossimo – e ultimo- appuntamento di Battiti sarà il 7 Febbraio: una seconda Mentors’ Evening in cui le start up condivideranno l’avanzamento del test con i mentor, ma anche un’occasione per completare le riflessioni emerse durante la prima serata.

Siamo arrivati alla fine di questo percorso: è il momento di curare anche i dettagli, non solo le azioni nel concreto – è questo l’ultimo consiglio che Gaspare [Kilowatt] e Nicoletta danno alle start up.